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Film diretto da Claude Bernard-Aubert del 1959 Da Wikipedia, l'enciclopedia libera
Questione di pelle (Les tripes au soleil) è un film del 1959 diretto da Claude Bernard-Aubert.
Questione di pelle | |
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Titolo originale | Les tripes au soleil |
Paese di produzione | Francia, Italia |
Anno | 1959 |
Durata | 125 min (versione francese) 98 min (versione italiana) |
Dati tecnici | B/N |
Genere | drammatico |
Regia | Claude Bernard-Aubert |
Soggetto | Claude Bernard-Aubert |
Sceneggiatura | Claude Accursi, Claude Bernard-Aubert |
Produttore | Claude Accursi, Claude Bernard-Aubert, Adolphe Osso |
Produttore esecutivo | Emile Darbel, Henry Lombroso |
Casa di produzione | Zodiaque Productions, Globe Film International, Les Films Fernand Rivers, Lodice-Zodiaque-Globe |
Distribuzione in italiano | Globe Film International |
Fotografia | Jean Isnard |
Montaggio | Gabriel Rongier |
Musiche | André Hodeir |
Scenografia | Jean-Paul Coutan-Laboureur |
Costumi | Catherine Giboyau |
Trucco | Serge Groffe |
Interpreti e personaggi | |
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Doppiatori italiani | |
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La cittadina di Siccáda è divisa tra la popolazione di razza bianca, sita nella città alta, e quella di razza negra, che abita la città bassa. I giovani Bob Stanley, bianco, e Bessie Vance, afroamericana, partecipano insieme ad una festa. L'episodio scatena l'ira del gruppo di bianchi presenti che in seguito serrano Bob dentro un bar picchiandolo a sangue. Il fatto provoca la rabbia dell'intera popolazione bianca, ignara dei reali avvenimenti, decisa a sterminare tutti i negri, creduti colpevoli. Il padre di Bob, decide di recarsi a piedi attraverso il deserto per raggiungere il paese più vicino per cercare l'aiuto della polizia. Qui viene raggiunto da Vance, padre di Bessie, deciso ad ucciderlo. Ma quando questi trova Stanley steso a terra dalla disidratazione, lo aiuta. Rimessosi in piedi, Stanley lo ringrazia offrendogli la sua amicizia. Assieme tornano a Siccáda, ma i bianchi sparano Vance che cade a terra esanime. Sdegnate, le famiglie dei due giovani lasciano con la stessa carrozza la cittadina, in festa per l'uccisione di Vince. Morte soltanto simulata da quest'ultimo, che appena fuori Siccáda viene allo scoperto dal telo con cui è coperto con una grassa risata.
Il film, una coproduzione italofrancese, è stato girato in 8 settimane, dal 5 settembre 1958 al 9 novembre 1958.
«[...] Razzismo, colonialismo e altre storture danno alla vicenda un acceso colore polemico, senza che peraltro si sia rinunciato, nei titoli di testa, ai soliti avvertimenti prudenziali. [...] Sul significato di denunzia del film non ci possono essere dubbi, tanto il regista vi ha pestato su con energia. Ma proprio per questa virulenza, che non si concede mai riposo, il film riesce più aggressivo che sincero, e una specie di arrabbiata letteratura (ma sempre letteratura) lo intirizzisce. Quel paese nel vuoto, docilmente spalancato a simboli e allegorie; quei tocchi non necessari di un erotismo funebre; quell'ambiziosa impostatura d'apologo per condannare una cosa molto prossima e precisa, la guerra d'Algeria. (La censura di De Gaulle ha qui la sua parte di colpa; ma come negare nella «nouvelle vague» il gusto intellettuale di complicare e rifrangere i primi significati? di raccontare e simboleggiare?). Ad ogni modo un film impavido, solenne, e per la condanna che contiene, anche provvido»
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