Raccolta aragonese

antologia poetica Da Wikipedia, l'enciclopedia libera

La Raccolta aragonese è una celebre antologia di rime toscane composta a Firenze nel 1476-1477[1] per volontà di Lorenzo de' Medici ed inviata come omaggio a Federico d'Aragona, figlio del re di Napoli Ferdinando I. La raccolta è preceduta da una epistola accompagnatoria, attribuita ad Angelo Poliziano, nella quale si espongono le finalità culturali dell'operazione, ovvero dimostrare, attraverso una vasta scelta di rime, la nobiltà e la continuità della tradizione poetica toscana nonché la ricchezza e la piena dignità letteraria della lingua volgare.

Fatti in breve Autore, Periodo ...
Raccolta aragonese
Autorevari
Periodo1476-1477
Genereantologia
Sottogenereracconti
Lingua originaleitaliano
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I più grandi nomi della tradizione poetica volgare

Riepilogo
Prospettiva

La raccolta comprende 499 componimenti ed in essa vengono inserite le rime dei più illustri poeti toscani, dal Duecento fino all'epoca laurenziana.

L'originale della Raccolta è andato perduto, ma il suo contenuto è stato ricostruito da Michele Barbi, sulla base di tre manoscritti: il codice Laurenziano XC inf. 37 della Biblioteca Medicea Laurenziana, il codice Parigino it. 554[2] della Biblioteca Nazionale di Parigi ed il codice Palatino 204 della Biblioteca Nazionale di Firenze.

Collocandosi in un periodo fondamentale della nostra storia letteraria, questa raccolta è, insieme al certame coronario del 1441, l'emblema della rivalutazione e del recupero di interesse intorno alla lingua volgare, messa in crisi tra il finire del '300 e l'inizio del '400 dalla nascente cultura umanistica. La carismatica figura di Petrarca aveva infatti favorito (in anticipo rispetto all'Umanesimo vero e proprio) l'affermarsi dello studio e della venerazione per cultura classica, vertice di tutto il sapere umano, mai più raggiungibile ma solo imitabile, e di conseguenza aveva indotto gli intellettuali dell'epoca alla lettura dei testi del passato direttamente nella lingua originale. La dimostrazione che la supremazia del latino, tanto invocata dagli umanisti più ortodossi, poteva invece essere uguagliata e anzi superata dal prestigio del fiorentino.

Come ebbe a dire Cristoforo Landino nel 1474, nella dedica del suo volgarizzamento della Naturalis Historia di Plinio, la parlata di Firenze e dintorni era infatti

«...comune a tutta Italia e a molte esterne nazioni assai familiare.»

Da questa raccolta sono state tratte liriche per comporre la Giuntina di rime antiche, una raccolta di testi edita a Firenze nel 1527.

Note

Bibliografia

Voci correlate

Collegamenti esterni

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