Giacomo Camillo De Carlo
ufficiale, aviatore e diplomatico italiano Da Wikipedia, l'enciclopedia libera
Giacomo Camillo De Carlo (Venezia, 6 aprile 1892 – Vittorio Veneto, 29 marzo 1968) è stato un ufficiale, aviatore e diplomatico italiano.
Giacomo Camillo De Carlo | |
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Nascita | Venezia, 6 aprile 1892 |
Morte | Vittorio Veneto, 29 marzo 1968 |
Cause della morte | cause naturali |
Dati militari | |
Paese servito | Italia |
Forza armata | Regio Esercito |
Specialità | osservatore |
Reparto | Reggimento Lancieri di Firenze 25ª Squadriglia |
Grado | tenente di cavalleria |
Guerre | Prima guerra mondiale |
Decorazioni | Medaglia d'oro al valor militare |
Altre cariche | diplomatico, politico, scrittore e collezionista |
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Giacomo Camillo De Carlo nacque a Venezia il 6 aprile 1892, figlio di Marco e di Paola Morpurgo, sorella del filologo triestino Salomone Morpurgo. Tenente di cavalleria del Regio Esercito durante la prima guerra mondiale, ricoprì il ruolo di osservatore su velivoli del Corpo Aeronautico Militare si distinse per più episodi che gli valsero diverse decorazioni, venendo insignito anche della medaglia d'oro al valore militare per la sua opera di coordinamento della resistenza al di là delle linee nemiche. Il 7 giugno 1916 volava nella 25ª Squadriglia fino al 10 novembre 1917 ed in seguito fu tra i creatori della Giovane Italia, il reparto segreto che prendeva terra nelle linee nemiche portando informatori in borghese sui Voisin III. Nel periodo interbellico, dal 1931 al 1938, fu a capo dell'amministrazione comunale di Vittorio Veneto.
Onorificenze
«In un momento grave e decisivo per le sorti d'Italia, offrivasi per primo, con sublime ardimento, per farsi trasportare, di nottetempo, in aeroplano al di là del Piave, per iscoprire direttamente quanto il nemico macchinasse su quel lembo di Patria strappatoci e accuratamente celato agli altri ordinari mezzi di informazione. Per quasi tre mesi, sostenuto dal vigile affetto delle popolazioni, ma sospettato e ricercato dalla polizia nemica, riusciva, vivendo vita di leggenda, a mandare preziose informazioni e ad organizzare un efficace servizio. Falliti i tentativi di ritorno per via aerea, scelse quella di mare, rientrando per riferire di persona ed offrirsi nuovamente al rischioso cimento. Fulgido esempio di valore e di audacia, rinnovava imprese che già, nei tempi tristi della straniera tirannide, avevano fatto tremare gli oppressori ed aperto la via alla redenzione.»
— Fronte del Piave, giugno - agosto 1918. (data conferimento: 29 aprile 1923)[1]
— Fronte del Piave, giugno - agosto 1918. (data conferimento: 29 aprile 1923)[1]
Note
Bibliografia
Voci correlate
Collegamenti esterni
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