Meldola

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Meldolamap

Méldola (Mèdla o Médla in romagnolo[4]) è un comune italiano di 9 968 abitanti[1] della provincia di Forlì-Cesena in Emilia-Romagna.

Fatti in breve Meldola comune, Localizzazione ...
Meldola
comune
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Meldola – Bandiera
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Meldola – Veduta
La Rocca
Localizzazione
Stato Italia
Regione Emilia-Romagna
Provincia Forlì-Cesena
Amministrazione
SindacoRoberto Cavallucci (centro-sinistra) dal 27-5-2019 (2º mandato dal 10-6-2024)
Territorio
Coordinate44°08′N 12°04′E
Altitudine58 m s.l.m.
Superficie79,08 km²
Abitanti9 968[1] (31-12-2024)
Densità126,05 ab./km²
FrazioniPara, Piandispino-Valdinoce, Ricò-Gualdo, San Colombano, Teodorano, Vitignano
Comuni confinantiBertinoro, Cesena, Civitella di Romagna, Forlì, Predappio
Altre informazioni
Cod. postale47014
Prefisso0543
Fuso orarioUTC+1
Codice ISTAT040019
Cod. catastaleF097
TargaFC
Cl. sismicazona 2 (sismicità media)[2]
Cl. climaticazona E, 2 225 GG[3]
Nome abitantimeldolesi
Patronosan Nicolò, Beata Vergine del Popolo
Giorno festivo6 dicembre
Cartografia
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Meldola
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Meldola – Mappa
Posizione del comune di Meldola nella provincia di Forlì-Cesena
Sito istituzionale
Chiudi

Geografia fisica

Sorge su un territorio di pedecollina su terrazzamenti all'imbocco della valle del fiume Bidente.

Storia

Riepilogo
Prospettiva

Tracce e ritrovamenti indicano che il territorio è stato frequentato e abitato fin dalla preistoria. Un probabile abitato dell'età del bronzo recente, è venuto alla luce nel corso di scavi archeologici del 2007/2008.[5] Durante l'epoca romana il territorio in cui sorse poi Meldola fu attraversato da un acquedotto, ancora esistente nel sottosuolo dell'abitato. Resti di ville rustiche tardo romane sono attestati nella zona di Ca Gaiani e in altri punti del territorio.

Nel V-VI secolo vi fu costruita una grande villa fortificata di epoca teodoriciana, con ambienti decorati da mosaici policromi, sepolta da una frana dopo essere stata distrutta da un incendio e sulla quale sorge parte del centro storico.

Intorno all'anno 1000 è attestato per la prima volta il nome di "Meldola". In questo periodo sorse il castello che domina l'abitato

Il 13 maggio 1335 il Castello di Meldola, assediato da Francesco Ordelaffi signore di Forlì e dai suoi alleati, venne liberato da Pietro Ginanni alla guida delle truppe senesi e fiorentine. Pietro Ginanni, figlio di Antonio che si era trasferito a Siena lasciando Venezia del padre Niccolò, fu del partito Guelfo essendo comandante delle truppe Senesi e fiorentine. (FONTE: https://www.heraldrysinstitute.com/lang/it/cognomi/Ginanni+Fantuzzi/Italia/idc/1720/idt/it/#scheda)

Ancor oggi il blasone (lo stemma) di Meldola ne racconta la storia di tale epocale liberazione del Pietro Ginanni. Lo stemma di Meldola risale al 1647, ma quando fu adottato questo stemma, il campo dello scudo era d'argento e la torre fiancheggiata da mura merlate a rappresentare la porta cittadina dalla parte di Forlì; il colore rosso dimostra il sangue sparso nel sostenere nel 1334 il lungo assedio posto da (Francesco Ordelaffi), signore di Forlì e Cesena, e la porta aperta la liberazione ottenuta. Il leone d'oro era il cimiero che Pietro Ginanni portava sull'elmo e il giglio rosso ricorda che la rocca fu da lui liberata coll'aiuto dei Fiorentini Guelfi. (FONTE: https://www.wikidata.it-it.nina.az/Meldola.html)

Dopo questa sua vittoria Pietro Ginanni fu di stanza a Meldola quale Governatore di quel Castello e strinse presto amicizia con Galeotto Malatesta che lo creò Nobile di Cesena e come tale membro del Nobile Consiglio. I discendenti del Pietro Ginnani dopo averne garantito prosperità per lungo tempo lasciarono la terra di Meldola nel 1513, quando il Pontefice Leone X la donò a Pio, conte di Carpi, per trasferirsi a Ravenna. (Fonte: Enciclopedia Storico-Nobiliare italiana vol.III pagg. 450-451: https://www.google.it/books/edition/Enciclopedia_storico_nobiliare_italiana/jwIJAQAAIAAJ?hl=it&gbpv=1&dq=ginanni+fantuzzi+meldola+storia+nobile&pg=PA451&printsec=frontcover

Il centro passò ai Malatesta di Cesena e fu quindi in possesso degli Aldobrandini e dei Doria Landi Pamphili. Ebbe un certo sviluppo per il mercato della seta, rimasto attivo fino agli inizi del XX secolo.

Meldola vide l'abolizione del feudo con l'arrivo dei napoleonici, il ritorno allo Stato Pontificio nel 1815 e in seguito l'annessione al regno d'Italia. Il 7 settembre 1862, con decreto regio, le venne accordato il titolo di città.

Lo sviluppo economico portò alla costruzione di un piccolo teatro d'opera e alla creazione della tranvia per Forlì, poi soppressa nel 1930. Fu capoluogo di un mandamento e sede di un tribunale locale e delle carceri. L'ospedale civile creato nel XVI secolo ebbe una nuova sede negli anni settanta, ristrutturata ancora nel 2007 e dotata di un centro di ricerca per lo studio e la cura dei tumori,l'Istituto Tumori della Romagna (IRST).

Simboli

«D'argento, alla torre aperta di rosso, sormontata da un leone d'oro, tenente nella zampa destra un giglio rosso. Ornamenti esteriori da Città.»

La prima testimonianza scritta dell'emblema comunale risale al 1647. Quando fu adottato questo stemma, il campo dello scudo era d'argento e la torre fiancheggiata da mura merlate a rappresentare la porta cittadina dalla parte di Forlì; il colore rosso dimostra il sangue sparso nel sostenere nel 1334 il lungo assedio posto da Francesco Ordelaffi, signore di Forlì e Cesena, e la porta aperta la liberazione ottenuta. Il leone d'oro era il cimiero che Francesco Ginanni portava sull'elmo e il giglio rosso ricorda che la rocca fu da lui liberata coll'aiuto dei Fiorentini Guelfi.[6]

Il gonfalone è un drappo troncato di giallo e di rosso.

Onorificenze

Titolo di Città - nastrino per uniforme ordinaria
«Regio decreto-legge[7]»
 7 settembre 1862[8][9]

Monumenti e luoghi d'interesse

Architetture civili

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Ponte dei Veneziani
  • Loggiato Aldobrandini, interessante esempio di loggiato rinascimentale a due piani, sorge su un lato della piazza dedicata a Felice Orsini.
  • Il ponte dei Veneziani, a 5 arcate a tutto sesto, è forse databile ai primi anni del Cinquecento; ha perso parte dell'aspetto originario perché distrutto durante la seconda guerra mondiale. È stato restaurato allargandone la carreggiata e rinforzandola con parti in cemento armato celate dai blocchi di finitura.

Architetture religiose

  • Nel Basso Medioevo il bosco di Scardavilla era sede di monastero i cui edifici sono ancora esistenti (col nucleo antico di Scardavilla di Sotto e la più recente Scardavilla di Sopra) con la chiesa Settecentesca restaurata tra le due guerre mondiali.
  • Chiesa della Madonna del Sasso; è una delle chiese più antiche di Meldola. Tuttora sconsacrata, risale al 1523 e presenta una facciata scarna, ma elegante nel complesso. Ne curava il culto la Confraternita del Gonfalone, per volontà della quale era stata fondata. Nel 1616 la principessa Olimpia Aldobrandini vi fece edificare due cappelle laterali e da quell'anno divenne l'oratorio esterno della Rocca. È sede del Museo di Ecologia.
  • Chiesa di San Cosimo; è forse la più bella dal punto di vista storico artistico della città. All'interno si trovano le opere d'arte che appartenevano alla chiesa del convento di San Domenico: l'organo, i confessionali, il coro ed un Crocifisso ligneo.
  • Risalente al 1180 la chiesa di San Nicolò custodisce l'immagine sacra della Beata Vergine del Popolo, patrona della città.
  • Chiesa di San Colombano, nell'omonima frazione. Risalente al 1700 vi è conservato il cilicio di San Colombano (reliquia).[10]

Architetture militari

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La Rocca della Caminate
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Il castello di Teodorano
  • La Rocca di Meldola, sorge su uno sperone di roccia che domina il borgo dall'alto. Probabilmente risalente all'anno 1000, la Rocca è stata teatro di dominazione dei Montefeltro prima, degli Ordelaffi e dei Malatesta poi. Baluardo militare, venne convertita a residenza privata da Leonello Pio da Carpi. Tuttora è oggetto di un lento restauro.
  • Il Castello con nucleo medievale di Castelnuovo, in località Castelnuovo di Meldola, si trovava su un'altura all'imbocco del Torrente Voltre col Fiume Bidente. Oggi troviamo i resti della Pieve, del nucleo fortificato e alcune abitazioni diroccate. Di una certa importanza in epoca medievale.
  • La Rocca delle Caminate, era un bastione difensivo e di avvistamento sito nella omonima frazione a pochi chilometri dal Comune di Meldola. Dopo alcuni secoli di abbandono, sui suoi resti diroccati nel 1929 ne venne edificata un'imitazione per essere donata a Benito Mussolini, che vi soggiornò in alcune occasioni.
  • Il Castello di Teodorano, sorge anch'esso fuori Meldola, nella frazione che fu comune autonomo fino al 1925. È il classico esempio di borgo fortificato, dotato di imponenti mura che proteggono la chiesa e la piazza. Della originaria costruzione cinquecentesca rimangono la torre civica e parte delle mura. Nei primi anni del Cinquecento vengono atterrate le mura da maestranze inviate da Cesare Borgia per rendere inoffensivo il sito. Ciò che oggi rimane è quanto resta dopo i bombardamenti subiti durante la seconda guerra mondiale.
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La torre di Castelnuovo

Aree naturali

  • La Riserva regionale Bosco di Scardavilla[11] rappresenta un'area naturale protetta. Ventinove ettari di parco ospitano una ricca varietà di fauna e flora, apprezzabile lungo il sentiero naturalistico attrezzato con percorso ad anello.
  • Il Parco delle Fonti.

Cultura

Musei

  • Museo di Ecologia nella Chiesa sconsacrata della Madonna del Sasso
  • Museo del baco da seta, in via Roma, dedicato al filandiere meldolese Ciro Ronchi. Descrive l'allevamento del baco da seta attività molto diffusa per circa tre secoli, rendendo famosa Meldola, nell'Ottocento, come uno dei centri italiani più importanti per la produzione della seta greggia, tanto che ne esiste una varietà col nome della città.

Teatri

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Teatro Gian Andrea Dragoni
  • Il Teatro Gian Andrea Dragoni, edificato nei primi decenni dell'Ottocento, è stato completamente restaurato negli anni ottanta del Novecento. È dotato di platea e tre ordini di palchi per una capienza di 310 posti[12].

Società

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Altra versione dello stemma civico con lo scudo d'argento

Evoluzione demografica

Abitanti censiti[13]

Etnie e minoranze straniere

Al 31 dicembre 2023 la popolazione straniera era di 1.235 persone, pari al 12,32% della popolazione.[14]

Istituzioni, enti e associazioni

Dal 1984 a Meldola è presente una Delegazione della Croce Rossa Italiana diventata Sede Territoriale del Comitato CRI di Forlì. Nata con il Gruppo Volontari del Soccorso, dal 2010 venne costituito anche il Gruppo Pionieri CRI, attivo nel primo soccorso, nell'attività socio-assistenziale e socio-sanitaria, in protezione civile e nella diffusione di principi di uguaglianza contro pregiudizi e razzismo.

Cultura

Le campagne del meldolese iniziano ad essere indagate dal punto di vista etnomusicologico durante l'Ottocento e poi nel Novecento; il territorio rivela una ricchezza culturale popolare degna di nota, specialmente per i canti (stornelle) e per le tipologie strumentali.

Economia

Nel territorio è sviluppata l'agricoltura con produzione di frutta, vino, uova, barbabietola. Consistenti anche l'artigianato e la piccola-media industria, specialmente nel settore dell'arredamento e della lavorazione dei metalli.[15]

Infrastrutture e trasporti

La città è collegata a Forlì dalla strada che costeggia il fiume Bidente; fra il 1881 e il 1930, vi si trovava il binario della tranvia Forlì-Meldola, che in quell'epoca rappresentò un importante volano economico.

Il trasporto pubblico è assicurato da autoservizi svolti dalla società START Romagna.

Amministrazione

Riepilogo
Prospettiva

Gemellaggi

Italia (bandiera) San Gregorio Magno

Sport

Calcio

La principale squadra di calcio della città è l'A.S.D. Meldola che milita nel girone B dell'Eccellenza Emilia-Romagna. È nata nel 1999.

Note

Bibliografia

Altri progetti

Collegamenti esterni

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