Idrīs (in arabo ﺍﺩﺭﻳﺲ?) è il nome col quale, in due ricorrenze, il Corano indica un profeta destinato a rivelare all'umanità il volere divino.
Si tende a identificarlo col biblico Enoch - in lingua araba Akhnūkh - o, in subordine, con ʿEzra, Elia (Iliyās) o al-Khiḍr / Khaḍir, e a collocarlo nel periodo che avrebbe preceduto il Diluvio Universale: mitologema presente in numerose culture semitiche e, quindi, anche nell'Islam.

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Idrīs mentre visita il Paradiso e l'Inferno (manoscritto persiano del 1577 di "Storia dei profeti").

La prima occorrenza coranica è la Sūra di Maria (XIX:56-58):

«E nel Libro ricorda Idrīs: che fu un giusto, un Profeta - e lo elevammo ad altissimo luogo»

e la seconda si trova nella Sura XXI:85-86:

«E rammenta Ismaele e Idrīs e Dū'l-Kifl, che tutti furon pazienti. - E li facemmo entrare nella nostra Misericordia: per vero essi sono ora tra i santi.»

Nel racconto del miʿrāj, si afferma che Maometto avrebbe incontrato Idrīs nel quarto Cielo, venendo da lui salutato con grande rispetto. Va inoltre ricordato che, secondo la tradizione islamica, anche Idrīs (al pari di Maometto) sarebbe stato beneficato del carisma profetico a 40 anni.

Nell'Ermetismo, si tese a inserirlo nella linea genealogica di Hermes (Hirmis) e lo stesso mistico Ibn ʿArabī lo definì il "profeta dei filosofi".[1] Per questo in varie opere di cultura islamica è indicato come inventore, in special modo della divinazione tramite la geomanzia.[2]

Note

Bibliografia

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